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Nei Lager tutti i prigionieri, compresi i bambini, venivano privati dei loro abiti e obbligati ad indossare la zebrata, cioè una casacca e un paio di pantaloni per i maschi e un largo camicione per le femmine a strisce grigio-azzurre.
Sulla zebrata venivano cuciti un triangolo e un numero di matricola.
Il triangolo era un contrassegno di stoffa che veniva dato a ciascun deportato insieme al numero al momento dell’immatricolazione.
Il colore del triangolo individuava la categoria con la quale l’amministrazione del Lager “catalogava” i deportati: triangolo rosso per i politici, triangolo giallo per gli ebrei, triangolo verde per i criminali comuni, triangolo nero per gli asociali, triangolo rosa per gli omosessuali, triangolo viola per i Testimoni di Geova.
All’interno del triangolo rosso era stampata la sigla della nazionalità del deportato.
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| Un bimbo mostra il numero di matricola che gli è stato tatuato sul braccio |
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Nel lager di Auschwitz il numero di matricola attribuito a ciascun deportato veniva anche tatuato sull’avambraccio sinistro.
Tutti i prigionieri dovevano lavorare tutto il giorno e non avevano quasi cibo per nutrirsi.
Molti si ammalarono e morirono per le terribili condizioni in cui vivevano, altri furono uccisi nelle camere a gas.
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